Renzi (ri)apre agli investimenti cinesi

Il China Entrepreneurs Club è in Italia. Raggruppa 47 tra i maggiori imprenditori della Repubblica Popolare, a capo di società che nel 2013 hanno contribuito per 2mila miliardi di dollari al pil cinese. Il presidente Ma Weihua si è dichiarato entusiasta: «Renzi ci ha assicurato la volontà di aprire l’economia italiana agli investimenti esteri».

Selezionare mille imprese cinesi che collaborino con altrettante società italiane. Il China Entrapreneurs Club (Cec) ha avanzato la proposta nel corso del tour tra Roma, Firenze e Milano con l’obiettivo di intensificare i rapporti economici e commerciali tra Italia e Cina, nel 45esimo anniversario del ristabilimento delle relazioni diplomatiche.

Il Club, che tra gli aderenti annovera il fondatore di Alibaba, Jack Ma, e il magnate Guo Guangchang di Fosun, raggruppa 47 tra i maggiori imprenditori della Repubblica Popolare, a capo di società che nel 2013 hanno contribuito per 2mila miliardi di dollari al pil cinese. Sono loro a lanciare segnali di apprezzamento per le politiche del governo italiano.

«Abbiamo incontrato il presidente del Consiglio Matteo Renzi e siamo entusiasti; l’Italia sta portando avanti riforme importanti», ha detto il presidente del Cec, Ma Weihua, ricevuto dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, nell’ambito di una tavola rotonda organizzata assieme a Confindustria.

«Renzi ci ha assicurato la volontà di aprire l’economia italiana agli investimenti esteri», ha aggiunto nel definire «complementari» le economie cinese e italiana. La prima offre un mercato immenso, mentre l’Italia ha da insegnare in tema di gestione aziendale e tecnologia.

In particolare, si guarda a quello che possono offrire le piccole e medie imprese, il sostegno alle quali è parte integrante del processo di transizione dell’economia cinese, perché considerate uno dei motori della crescita.

Nell’ottica della collaborazione, ha sottolineato Xia Hua di Eve Group, occorre prestare attenzione alle esigenze e ai gusti dei consumatori cinesi, in continua evoluzione. Non è infatti considerata sufficiente la semplice conoscenza e la collaborazione tra aziende.

Dal canto loro le controparti italiane hanno pungolato gli ospiti su alcuni temi, come la tutela della proprietà intellettuale, la lotta alla contraffazione e la tutela delle indicazioni geografiche tipiche. Ostacoli che ancora creano problemi alle sinergie sino-italiane.

 

Testo: China Files di Andrea Pira | 21-10-2015 – 05:00:07

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