Un fondo per le infrastrutture europee

La nuova Via della Seta sarà un catalizzatore di investimenti nelle infrastrutture tra Asia e Vecchio Continente. China Everbright, braccio d’investimento a guida pubblica, prepara un fondo per puntare su porti e aeroporti europei.

La Cina ha allo studio un nuovo strumento per investire nelle infrastrutture europee. La società d’investimento China Everbright ha infatti in programma la creazione di un fondo specializzato inoperazioni di fusione e acquisizione nel settore dei porti e in quello degli aeroporti.

La conferma del progetto è arrivata dall’amministratore delegato della società statale di asset management, Chen Shuang, intervistato dall‘Hong Kong Economic Journal. Il fondo dovrebbe vedere la luce entro l’anno. La potenza di fuoco del veicolo sarà di almeno 5 miliardi di yuan (circa 670 milioni di euro), ma in prospettiva l’ammontare potrebbe anche raddoppiare.

La costituzione di un nuovo fondo di fondi, che nell’arco dei prossimi tre-cinque anni si concentri su porti e aeroporti europei, si colloca nell’ambito dell’iniziativa One Road One Belt, ossia del progetto per dare vita a una nuova Via della Seta, ricreata nella forma di una rete infrastrutturale e logistica sia marina sia terrestre che colleghi l’Estremo Oriente all’Europa attraverso l’Asia centrale e l’Oceano Indiano.

Parte del progetto, nella visione di Everbright, sarà la creazione di un parco logistico e di terminali per le merci cinesi in arrivo nel Vecchio Continente. La nuova Via della Seta, almeno in teoria, sarà uno degli strumenti centrali della politica di Pechino. In particolare, nella prima fase, secondo gli analisti, dovrebbe assolvere al ruolo di catalizzatore di finanziamenti per le infrastrutture.

Nel lungo periodo sarà invece necessario considerare l’intervento dei privati; quest’ultimo punto è stato rimarcato dallo stesso Chen, che già in precedenti interventi aveva esortato le aziende cinesi a non dare per scontato un intervento del governo a loro sostegno per quanto riguarda gli investimenti all’estero.

Al governo, aveva spiegato l’amministratore delegato di China Everbright, spetterà occuparsi degli accordi fiscali e di protezione degli investimenti. Spetterà però alle imprese verificare la propria capacità di rapportarsi a partner internazionali e valutare quale potrà essere il ritorno degli investimenti svolti.

Testo: China Files di Andrea Pira | 26-11-2015 – 07:00:07

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